Le poesie per il papà scritte dagli alunni della classe 5M Duse
Utilizzare la tecnica a sbalzo con le lamine anodizzate rame
Abbiamo ottenuto lo sbalzo lavorando, con una semplice matita, il rovescio della lamina in rame, adagiata sopra un morbido e spesso copritavolo verde, sì da permettere la sua progressiva deformazione.
In questa maniera, abbiamo eseguito il disegno del sole in "negativo", modellando delle concavità, grandi o piccole, nella lastra del materiale, le quali sono risultate a lavoro ultimato poste in rilievo.
I pronomi personali si dividono in due grandi gruppi:
1) pronomi personali che svolgono la funzione di soggetto all’interno della frase;
2) pronomi personali che svolgono la funzione di complemento.
I PRONOMI PERSONALI SOGGETTO
Il pronome personale soggetto è quello che usiamo per indicare chi parla(pronome di prima persona singolare o plurale: io/noi), chi ascolta(pronome di seconda persona singolare o plurale: tu/voi) o ciò di cui si parla(pronomi di terza persona singolare o plurale: egli/lui/esso, ella/lei/essa, noi, voi, essi/loro, esse/loro). Notiamo che i pronomi della prima e della seconda persona, sia singolare che plurale, sono invariabili, mentre la terza persona singolare e plurale ha forme diverse al maschile e al femminile. Egli ed ella sono utilizzati in riferimento a persona, esso ed essa in riferimento a cose, animali ed entità astratte.
Clicca sulla scritta che segue per esercitarti un po'
I pronomi personali complemento possono invece assolvere a più funzioni logiche:
- Quella di complemento oggetto (“Ti ascolto”, “Lo chiamo immediatamente”);
- Quella di complemento di termine (“Vi manderò un pacco”, “Gli ho chiesto cosa avesse fatto ieri”);
- Quella di complemento indiretto, insieme con le relative preposizioni (“Sono andato al mare con lei”, “Ci siamo dimenticati di lui”, “Abbiamo cenato molto volentieri da loro”).
I pronomi personali complemento si distinguono poi in forme forti (ovvero su cui cade un accento tonico: me, te, lui/lei/sé/ciò, noi, voi, essi/esse/loro/sé) e forme deboli (ovvero sprovviste di accento tonico: mi, ti, lo/gli/ne/si, la/le/ne/si, ci, vi, li/ne/si, le/ne/si), che sono anche dette particelle pronominali.
Le forme forti o toniche si usano:- Perdare un particolare risalto al pronome, quando esso svolge la funzione di complemento oggetto (“La giuria ha sceltometra tutti i candidati”);
- In combinazione con le preposizioni per dare luogo ai complementi indiretti (“Ci siamo recati da lui per parlare con loro”, “Hanno spedito questa lettera a me”, “Sono qui per noi”).
Si ricorre invece alle forme atone o deboli:
- Quando il pronome non è preceduto da preposizione; - Quando non c’è necessità di sottolineare o enfatizzare il ruolo del pronome come complemento oggetto o complemento di termine.
Le immagini colorano la splendida musica di Antonio Vivaldi: La Primavera.
"La Primavera" si apre in modo gioioso il canto degli uccelli e lo scorrere del torrente è interrotto dal rombo di un tuono, ma l'atmosfera di festa riprende ben presto. Antonio Vivaldi fu tra i compositori più prolifici ed innovativi dell'età barocca. Condusse un'esistenza agiata ed intensa, che si concluse però in povertà e solitudine. Nacque a Venezia nel 1678. La Venezia del fine '600 era un fiorente centro musicale. Il padre di Antonio era violinista nell'orchestra della basilica di San Marco e Vivaldi fu fin da subito immerso nel mondo della musica. Non appena dimostrò interesse per questa arte, il padre si dedicò alla sua educazione insegnandogli il violino e il clavicembolo. Da ragazzo Vivaldi continuò i suoi studi musicali, ma le modeste condizioni economiche della famiglia lo indussero a entrare in Seminario. L'anno della sua ordinazione sacerdotale coincise con l'affermazione di Vivaldi come musicista. Capitava talvolta che all'improvviso smettesse di celebrare la Messa, perché raggiunto da ispirazione creativa. Si recava in Sacrestia, scriveva la sua musica e poi ritornava all'altare. Fu redarguito per questo e per punizione gli fu proibito di celebrare messa in futuro. Detta punizione fu per Vivaldi estremamente utile, essendo il sacerdozio per lui un vero ingombro. Divenne infatti insegnante di violino al Conservatorio della Pietà. Nonostante fosse sacerdote, Vivaldi consacrò la propria esistenza alla musica. Ha lasciato in eredità una vasta opera compositiva, tra cui oltre 550 concerti.
E' arrivata!
Sorge il sole sul monte, è primavera.
Apri gli occhi e ammira la natura.
In un istante la terra è fiorita,
nel cielo il vento soffia e prende vita,
la bella collina di bianco s'è vestita.
Apri gli occhi e ammira la natura.
Sorge il sole sul monte, è primavera.
E’ primavera
Tutta la natura si risveglia e mentre il suolo si libera dal gelo invernale, le erbe si affrettano a fiorire prima che la cupola del verde degli alberi si chiuda sul bosco e le privi di luce.
Così dal suolo cosparso di foglie spuntano i primi colori dei mughetti, delle viole. Nell’interno degli alberi la linfa sale fino ai germogli che spingono le sottili squame chi li hanno finora protetti e sbocciano. Sembra che la fretta abbia invaso il bosco.
Tutto si spinge verso la luce, quella luce che è vita: a metà aprile il ciliegio è ricoperto da grappoli di fiori bianchi, l’acero è pieno di boccioli vermigli. A maggio la febbre della primavera tocca il suo culmine. Il suolo è tappezzato da campanule gialle, gerani selvatici, da margherite. Gli alberi si ricoprono rapidamente di foglie.
Anche gli animali iniziano una nuova vita. Chi durante l’inverno era rimasto in letargo come l’orso, si desta dalla tana: è magro, irritabile, sente prepotente il bisogno del cibo. A frotte ritornano gli uccelli migratori, i rettili riprendono a strisciare in cerca di preda, e gli insetti, nella maggioranza dei casi, completano la loro formazione.
La qualità espressa da un aggettivo qualificativo può avere diverse
“gradazioni”, cioè essere più o meno intensa.
Per ottenere queste gradazioni si usano degli avverbi (più, meno,
come), dei suffissi (-issimo), dei prefissi (ultra, arci, ecc.) o
altri tipi di aggettivi (tanto, quanto, ecc.).
I gradi dell’aggettivo qualificativo sono 3.
1.GRADO POSITIVO
Il grado positivo indica la qualità senza alcun confronto.
Lucia è alta.
2.GRADO COMPARATIVO
Il grado comparativo esprime
una qualità di un nome
confrontando la stessa qualità
posseduta da un altro nome.
Esso può essere di tre tipi:
a) Comparativo di maggioranza = Lucia è più alta di Antonio.
b) Comparativo di minoranza = Antonio è meno alto di Lucia.
c) Comparativo di uguaglianza = Antonio è alto come Fabio.
3. GRADO SUPERLATIVO
Il grado superlativo esprime la qualità al massimo grado.
Esso può essere di due tipi:
a) Superlativo relativo = Lucia è la più alta della classe. Esprimo la massima qualità facendo un confronto con il gruppo di riferimento.
Attenzione: non confondere il superlativo relativo con il comparativo di maggioranza. Il superlativo relativo è accompagnato dall'articolo determinativo.
b) Superlativo assoluto = Lucia è altissima.
Esprimo la massima qualità senza fare confronti.
Esistono 4 modi per fare il superlativo assoluto.
1. Metto all’aggettivo qualificativo il suffisso –issimo, -issima ecc.
(altissimo, bellissimo, gentilissimo...).
2. Metto davanti all’aggettivo qualificativo gli aggettivi molto,
tanto, assai, parecchio (assai alto, molto gentile...).
L'aggettivo qualificativo si definisce così perché "qualifica" cioè esprime, mette in risalto una qualità negativa o positiva del nome a cui si accompagna. Gli aggettivi qualificativi sono una parte variabile del discorso. Concordano con il nome per genere e numero. Gli aggettivi qualificativi esprimono qualità relative: alla forma, alle posizioni, alle sensazioni fisiche ed agli stati d'animo, colori, aspetto, dimensione, giudizi di valore, modi di essere. Esistono anche aggettivi invariabili che cioè non variano per genere e numero, come ad esempio alcuni aggettivi di colore. Ora esercitiamoci con questi simpatici e divertenti esercizi interattivi. Clicca sulle seguenti scritte!
Ecco il nostro Carnevale!!! Una simpatica canzone, una recita divertente e le maschere più famose della nostra tradizione italiana!
Gli esami di Arlecchino
di Gianni Rodari Personaggi - Il dottor Balanzone, Colombina, Pulcinella, Arlecchino
Balanzone - Dunque, signori illustrissimi, eccoci finalmente al gran giorno degli esami. Ora si vedrà se le signorie loro hanno studiato o se hanno scaldato i banchi. Io setaccerò le loro intelligenze con il setaccio finissimo della mia scienza. Arlecchino - Speriamo che ci siano dei buchi nel setaccio. Balanzone - Come dice, signor Arlecchino? Arlecchino - Nulla, professor Balanzone, dicevo che ho studiato. Pulcinella - Anch’io, professore, ho studiato tanto che mi viene fuori la storia, la geografia dalle orecchie. Colombina - Io ho gli occhi pieni di numeri, signor professore. Guardi l’occhio destro... vede quel 17 che é rimasto lì, proprio sotto la palpebra? Mi dà un fastidio... Balanzone - Male, male. signorina Colombina. Un numero nell'occhio non dovrebbe mai dare fastidio. Dunque, cominciamo. Sentiamo innanzitutto il signor... singnor Pulcinella. Pulcinella - Professore, non sarà mai... prima le donne! Balanzone - Non sia eccessivamente cavaliere. signor Pulcinella, e mi dica piuttosto: quanto fa uno più uno? Pulcinella - Com’è facile! Che domanda facile! Grazie, grazie, signor professore. Permetta che le baci la mano. Le serberò una riconoscenza eterna! Porterò con me nella tomba il suo ricordo! Di nuovo, professore (melodramrnatico) grazie! Balanzone - Non c’è di che. Dica, quanto fa uno più uno? Pulcinella - Fa meno, signor professore! Balanzone - Come dice? Meno? Pulcinella - Eh, sì... uno più... uno meno... sa, uno più uno... meno... uno più uno... eh, sì... uno più uno... meno. Balanzone - Basta così. Lei sarà bocciato e ripeterà l’anno. Tanto... come dice lei: uno più uno... meno. Pulcinella - Ma professore, professore... senta! Balanzone - Basta. Sentiamo il signor Arlecchino. Mi dica lei quanto fa uno più uno. Arlecchino - Undici, signor professore. Balanzone - Undici? Ma che cosa diavolo dice? Arlecchino - Ma sì, provi a scrivere uno vicino ad un altro uno... Balanzone - Io scriverò uno, ma lo scriverò sul registro. vicino al suo nome. Basta, è bocciato anche lei... Colombina - O cielo, tocca a me! Balanzone - Signorina Colombina, lei che ha i numeri negli occhi, uno più uno, quanto fa? Colombina - Signor professore, la prego, mi faccia una domanda più difficile: io quelle facili non le ho studiate. Balanzone - Va bene, le faremo una domanda più difficile. Chi ha scoperto l’America? Colombina si confonde - Balanzone è irritatissimo Chi ha scoperto l'America? Colombina - (scoppiando a piangere) Sono stata io, signor professore, ma non lo farò più, glielo giuro. non lo farò mai più! Mi perdoni per questa volta. Balanzone - Basta, basta, per l’amor di Dio! Tutti bocciati! Via, via, via. Ci rivedremo l’anno venturo. Cala la tela.
La "è", con l'accento, non viene usata per unire nomi, aggettivi qualificativi o verbi, ma per spiegare qualcosa.
Infatti, "è" significa ESISTERE, ESSERE, STARE e viene usata nelle frasi per SPIEGARE chi èuna persona, che cos'èun oggetto o un animale, com'èodov'èun elemento.
Quando scrivi, perciò, rifletti sulla frase che hai in mente: devi spiegare chi è, che cos'è, com'è o dov'è l'elemento di cui stai parlando? Allora, usa è.
Se non stai spiegando una di queste cose, forse stai semplicemente unendo due parole o due frasi: in questo caso, scrivie senza accento.
La"e" usata per unire due parole che possiamo mettere in relazione è una CONGIUNZIONE,perché congiungere significa unire. La congiunzione e può essere usata per unire due nomi odue qualitàdi un elemento, oppure due azionicompiute da qualcuno o qualcosa.